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Trasmuda® in psichiatria


L’IO PSICHICO è sostenuto dalla presenza corporea e l’evoluzione della persona attraverso il processo di individuazione è quindi necessariamente un’esperienza relazionale in cui il mondo interno e quello esterno si incontrano e l’Io tenderà ad espandersi e ritirarsi alternativamente (nella 2° Matrioska è descritta questa pulsazione). 
Ciò che rende possibile la dialettica tra i due mondi è l’esistenza tra loro di un confine determinato dalcorpo contenitore. Nello psicotico questo confine è labile e la sua impossibilità a rimanere nel corpo crea un sentimento di angoscia che lo rende costantemente terrorizzato dalla minaccia di dissoluzione. La perdita dei confini psicologici e corporei è dovuta alla mancata strutturazione dell’identità: secondo il linguaggio dei chakra questo significa insufficiente formazione dei primi tre centri e di radicamento nel 10°chakra. Di conseguenza tutta l’energia è spinta per compensazione verso l’alto (6° e 7° chakra e oltre), producendo iperlavoro mentale, sradicamento dal corpo e tutti gli effetti di una sensitività aberrata, che corrispondono ai deliri e alle allucinazioni dello schizofrenico.
L’evoluzione degli spazi e dei tempi interiori e la possibilità di entrare in relazione con l’ambiente esterno attraverso il corpo, sono la matrice protosimbolica del processo simbolico. L’incapacità dello psicotico di differenziare produce un’equivalenza tra organi, pensieri e parole, per cui esprimersi diventa svuotarsi, fuoriuscire a pezzi.
Non è sufficiente l’idea di avere un corpo e una mente, è necessario un ordine anatomico e fisiologico del pensare e del sentire. È quindi importante un’esperienza corporea che riprenda lo sviluppo psichico nel punto in cui si è arrestato, cioè prima del pensiero simbolico e che si costituisca come presenza animata e tangibile, ordinata in un tempo definito. Una possibilità che ricomincia da dove lo psicotico nella sua evoluzione psicologica ha decollato dalla realtà e da se stesso

Sarà attraverso le prime sensazioni autentiche generate dalla danza che il suo corpo comincerà a rivivere. In Trasmuda® l’ordine è integrazione.
L’apparente assenza di esperienza affettivà è in realtà nello psicotico una discordanza del moto interiore tale da farlo sembrare devitalizzato, come uno strumento che non può risuonare. Personalmente ho verificato che nel profondo, dietro alla barriere create da una comunicazione distonica o paralizzata, il sentimento investito nella relazione era costantemente presente e a volte intenso. Gradualmente l’esperienza del movimento, stimolato autenticamente dalla musica, che ha accesso diretto al nucleo limbico ipotalamico, è in grado di ricucire i legami interni e quelli con l’esterno, ripristinando un ordine che rende possibile la presenza del paziente nel corpo: un corpo risvegliato e animato. Appena questo accade, cessano i deliri, le allucinazioni e i disturbi della coscienza. Se riusciamo a vedere con il terzo occhio l’aura del paziente, possiamo notare come prima della danza essa non sia centrata rispetto al corpo fisico e come, danzando, poco alla volta ritorni ad avvolgerlo in modo simmetrico. 
Luisa, 25 anni in cura in un Day Hospital dove lavoravo, passava intere giornate urlando "basta!" alle sue allucinazioni uditive, con le mani premute sulle orecchie o mimando un parto di cui si sentiva protagonista. Per fortuna amava la danza, ma catturare la sua attenzione era quasi impossibile. Parlare era del tutto inutile poichè, invasa dalle sue allucinazioni uditive, non poteva ascoltarmi. Il suo sguardo era perso nel terrore e non poteva vedere la mia danza. La mia mente non sapeva cosa fare, ma il mio corpo sì e, avvicinandosi al suo come una seconda pelle al ritmo di "Hallo Dolly" di Louis Armstrong, gradatamente ha iniziato a danzare. Non basta essere a contatto per far sentire il movimento, occorre sprigionare intensamente l’energia della danza da ogni cellula ed entrare totalmente in vibrazione con il corpo del paziente. Dopo qualche minuto mi sono allontanata un po', continuando però a danzare e restando in collegamento con il suo corpo energetico, e dopo circa 15 minuti ci stavamo muovendo in modo totalmente autonomo.
Il viso di Luisa era cambiato, non doveva più difendersi dalle allucinazioni; ora ascoltava la musica! Di colpo Luisa smise di danzare , mi guardò con grande presenza e disse: "Davvero sono stata così sciocca da credere di avere un bambino? Davvero sono stata così sciocca da..." e sorrideva consapevole. Poi si è seduta e ha cominciato a raccontarmi quanto le mancava suo padre e come sentiva la casa vuota dopo la sua morte. Il ritmo, la mia presenza, sentire il corpo rivivere nella danza le ha permesso di tornare dentro di sè. Naturalmente, i deliri e le allucinazioni sono ricomparsi fra una seduta e l’altra, ma sempre più raramente e/o in modo meno invasivo. Piano piano Luisa è diventata, come si dice in psichiatrese, trattabile.
Desidero sottolineare che non è solo la tecnica ad ottenere questo, ma è soprattutto la coscienza dell’operatore che rende possibile l’incontro e Trasmuda® è principalmente uno stato di coscienza. È coscienza risvegliata, presente e attiva sui piani visibili e invisibili. Se non ho imparato a viaggiare con la mia coscienza fuori dal corpo, non sono in grado di andare incontro al paziente dove si trova per poterlo riportare alla realtà e a se stesso
Inoltre per la mia esperienza posso dire che i pazienti sentono che tu conosci la realtà in cui si trovano e l’essere riconosciuti è il primo ingresso in una relazione. Oltre allo stato dell’operatore, per lavorare in questo modo occorre che la musica e l’esperienza siano in grado di coinvolgere profondamente il paziente. Senza emozione non c’è trasformazione. Purtroppo la psichiatria ha ancora troppa paura delle emozioni e dimentica che, con la danza, esse si radicano nel corpo aumentando la presenza, il contatto con se stessi e promuovendo la riorganizzazione interna e non certo il caos.
L’attività di Trasmuda® in psichiatria si rivolge principalmente ai primi tre chakra, con danze di radicamento, di forza, di propriocezione, di piacere cenestesico, di elasticità (vedi 5° Matrioska: le qualità motorie connesse ai primi tre chakra). Anche il 4° chakra, appena è possibile, deve essere coinvolto per completare l’integrazione affettiva, ma con delicatezza. Tutto questo sviluppa da sè, nel tempo, l’ingresso nel 10°chakra per un radicamento profondo. Un IO radicato esclude disturbi della coscienza. Radicarsi significa completare l’incarnazione, l’ingresso dell’anima nel corpo. Senza coinvolgere il corpo, questo non è possibile.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Luglio 2012 16:09