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Trasmuda® e il parkinson: ri-abilitarsi o ri-vivere?
 
È il nome del nuovo progetto in avviamento presso l’Associazione “Trasmuda® e Dintorni”. Si tratta di un progetto di sostegno, riabilitazione e condivisione dedicato ai malati di Parkinson. Ci saranno infatti momenti di condivisione del percorso esistenziale che ha “portato” alla malattia e che accompagna    la malattia e momenti di riabilitazione specifica mediante la danzaterapia Metodo Trasmuda® della dott.ssa Renata Righetti.   
Ecco il progetto dal titolo Ri-abilitarsi o ri-vivere Non appena si costituirà il gruppo di lavoro che opererà sul progetto, verranno pubblicate qui tutte le indicazioni relative alla realizzazione degli incontri.
Se sei interessato a partecipare a tale progetto, come paziente o come volontario, contatta la segreteria    dell’Associazione scrivendo una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o direttamente chiamando la segreteria    333.7932133 o la presidente (dott.ssa Renata Righetti) al 329.6457358.

Il caso di Paola: una signora colpita dal Parkinson che ha manifestato i primi sintomi della malattia a 25 anni e che recentemente ha incontrato Trasmuda® e ha cominciato a danzare nei gruppi condotti dalla dott. Renata Righetti, con evidenti benefici. Paola ha colto che le origini della sua malattia sono da ricercarsi in cause che comprendono anche un’analisi attenta e profonda del proprio modo di porsi nei confronti della vita. Sulla storia di Paola, puoi leggere l’articolo apparso su Cronaca Qui del 24 Febbraio 2011,

Riportiamo di seguito un testo scritto da Paola 
 
Andavo molto di corsa in questi ultimi giorni, sovraccarica di impegni, presi ben sapendo che andavano al di là delle mie umane possibilità. Poi forte mal di gola, 38 di febbre, tosse e raffreddore: adesso sono obbligata a fermarmi e riposare un poco questo corpo al quale negli ultimi venti giorni avevo chiesto di continuare a dare benché fosse stanco ed esaurito.
La malattia a volte è un espediente necessario alla nostra sopravvivenza, il mio corpo fisico stava soffrendo, così come quello mentale ed emozionale, ed ha cercato di comunicarmi che stava diventando urgente per me cambiare il mio comportamento, il mio modo di vivere e di pensare. Così con l’influenza mi ha fermata. Stavo correndo troppo, sia fisicamente che mentalmente.
Ora l’ho capito. E l’ho capito anche per quanto riguarda la malattia che porto con me: il Parkinson.
Ho iniziato a riflettere sul fatto che il mio corpo fisico non è la causa della mia malattia. Infatti la vita che lo alimenta proviene dall’anima, e il corpo è semplicemente il riflesso di ciò che accade dentro di noi.
Se il corpo è malato, dunque, significa che sta cercando di riequilibrarsi, poichè la salute è il suo stato naturale. La mia malattia allora non è una punizione, un castigo divino o qualcosa arrivato per caso, ma ha un suo senso preciso, non è sopraggiunta senza una ragione.
Il mio compito deve allora essere quello di trovare questa ragione, per me e per tutti coloro che sono ammalati come me.
Si tratta di una malattia cronica e degenerativa, e ciò è indubbiamente indice di una tensione presente già da lungo tempo, che andrà poi peggiorando. Da un punto di vista energetico il malato di Parkinson non si permette di essere se stesso ed esercita su di sè un controllo estremo ed esasperato, come si deduce dalla tensione continua in tutto il sistema muscolare.
Riflettendo con altri pazienti abbiamo inoltre constatato che molti di noi sono stati bambini estremamente timidi, o molto sensibili e dunque dei “diversi” rispetto agli altri con conseguente insicurezza e paura di non essere accettati. Alcuni hanno dovuto con grande fatica forzare la propria natura, fino a stravolgerla, per essere poi in grado, una volta adulti, di affrontare la società e quello che essa ci chiede di essere. Altri ancora hanno subito forti traumi emotivi o affettivi o ancora paure molto intense, fattori tutti che lasciano un segno sul nostro corpo.
Ecco perchè, come ha osservato in maniera illuminante la dott.ssa Renata Righetti, il Parkinson paralizza il corpo, lo ingabbia”, è indice di “un forte autocontrollo che reprime istinti ed emozioni”, autocontrollo a cui spesso ci si auto costringe per scarsa autostima o per apparire perfetti, da piccoli agli occhi dei genitori, e da grandi agli occhi della società.
Questi sono solo alcuni accenni che riassumono il mio pensiero, il percorso è lungo, e non potrà assolutamente prescindere dall’indispensabile aiuto della dott.ssa Renata Righetti e da quello del dott. Frustaglia, ma sento il dovere fortissimo di proseguire su questo pur difficile cammino, e soprattutto di poterne poi condividere i risultati con i miei “colleghi” parkinsoniani che saluto con molto affetto ed umana comprensione.
Paola

 
 
 
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Ultimo aggiornamento Sabato 27 Luglio 2013 09:04